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Alcuni principi che guidano il nostro lavoro

Le linee guida che vogliamo indicare hanno un riferimento ampio. Mantenere il lavoro entro questa prospettiva è un elemento di rispetto nei confronti di studenti universitari che devono e possono fare riferimento ad un orizzonte più vasto della semplice soluzione personale immediata.

Studenti protagonisti
Abbiamo in mente studenti protagonisti di un percorso e non semplici utenti passivi di alcuni servizi di cui usufruire: ragionare in termini di "progetto di vita" è possibile solo se gli studenti sono disposti a partecipare attivamente alla sua definizione. Per "partecipazione attiva" intendiamo la disponibilità a prendere in mano il proprio percorso, senza escludere l'aiuto di altri, un aiuto a cui spesso le persone con disabilità non possono fare a meno, ma che può essere gestito e non subito passivamente. La responsabilizzazione rispetto al proprio percorso di vita può diventare responsabilizzazione rispetto ai percorsi di altre persone con disabilità, se matura l'idea che altri con esigenze simili hanno incontrato, incontrano, incontreranno problemi analoghi. O può voler dire anche responsabilizzazione verso i percorsi di tutti gli altri studenti.
Compito dei Servizi diventa, quindi, quello di aiutare lo studente nell'organizzazione di un percorso di studio che potenzi l'autonomia personale, accresca conoscenze e competenze, rafforzi la consapevolezza delle proprie capacità e dei propri interessi puntando all'individuazione delle opportunità lavorative.

Continuità dei percorsi
Al di fuori dell’università, vogliamo attivare tutte le collaborazioni possibili, evitando di percepire il mondo universitario come autosufficiente ed autoreferenziale. Oltre ad altri guasti, questo provocherebbe un danno in quegli studenti ed in quelle studentesse che fossero indotti a capire che solo all’interno dell’università possono trovare qualche risposta alle loro esigenze. Per questo dobbiamo guardare, insieme a studenti e studentesse, al prima e al dopo.
Al prima: perché le situazioni che incontriamo possono fornire utili suggerimenti per chi compie o accompagna i percorsi precedenti (soprattutto i percorsi scolastici e riabilitativi), per un orientamento efficace, per una tempestiva utilizzazione di ausili adatti a portare un migliore livello di autonomia. Al dopo: per collegare il tempo di vita universitaria alla realizzazione di una vita adulta, per la quale sono necessarie le informazioni su diritti e doveri, una alfabetizzazione istituzionale che permetta responsabilità e controllo sul proprio percorso, l’attenzione al mondo del lavoro. Per questo abbiamo stabilito diversi rapporti di cooperazione con il mondo aziendale, quello associativo e, soprattutto, quello delle istituzioni sociali e sanitarie, perché riteniamo che da questi scambi possano venire arricchimenti per tutti.
Se finora lo studente non è stato abituato a ragionare in termini di autonomia e responsabilità, il pensare al "dopo" può essere arduo e a volte lo studente che non ha molta fiducia nelle proprie possibilità è spaventato da prospettive lavorative, si oppone a richieste più adulte e meno "protettive", e non riesce ad immaginarsi un suo futuro oltre l'università.

Rispondere ai bisogni più urgenti
Rispondere ai bisogni e alle difficoltà più urgenti quali: partecipazione alle lezioni, accesso ai testi di studio, alle biblioteche e alle consultazioni bibliografiche, al supporto didattico specifico, alla vita di relazione e di studio con gli altri, al rapporto con i docenti, alla realizzazione dei percorsi di formazione per il raggiungimento del completamento degli studi. Fornire agli studenti con disabilità indirizzo e supporto per la scelta degli studi nel momento del passaggio dalla Scuola Secondaria all'Università, nell'espletamento degli iter burocratici, per consentire loro di familiarizzare con l'ambiente universitario.

Riferirsi a orizzonti ampi
Lavorare sull’immediato, sulle emergenze, non vuole essere la nostra unica modalità di lavoro. L'intento è quello di avere un orizzonte ampio e quindi lavorare nel tentativo di costruire progetti globali e complessivi che rispondano alle esigenze in maniera esaustiva, cercando di coinvolgere, a seconda del tema in questione, tutti coloro che per competenze o incarichi istituzionali sono interessati o si debbano interessare, sia all'interno dell'università che all'esterno.

La rete
Il Servizio è ben consapevole della quantità e complessità del proprio lavoro e non ha la presunzione di svolgerlo da solo. Ritiene quindi necessario costruire una rete di collaborazioni con strutture dell'Ateneo e del territorio (aziende sanitarie, Centri risorse, istituzioni locali e nazionali, associazioni, strutture di alta qualità, ecc) capaci di essere consultati per fornire, in tempi utili allo svolgimento di un percorso universitario, quei suggerimenti per la conquista di maggiori autonomie nello svolgimento del proprio compito di studente, ma anche della propria vita di cittadino o di cittadina, in un'ottica di potenziamento della persona e non di sostituzione ad essa.

Superare le barriere
All’interno dei percorsi universitari bisogna cercare di superare o eliminare le barriere. Non si tratta solo di quelle architettoniche, ma anche, e a volte soprattutto, di quelle organizzative, fatte di abitudini culturali, di immagini ricevute e mai modificate nel confronto con la realtà. Riteniamo che il Servizio non possa e non debba dire come va fatta o cambiata una struttura o un’organizzazione; ma possa e debba far capire le esigenze di chi è disabile, e chiedere a ciascuna competenza di operare i cambiamenti sensati per rispondere a tali esigenze.

Buone pratiche
La possibilità di seguire un percorso di buone prassi è la necessità di mettere in moto progressivamente la costruzione di un modello più reale e che si perfeziona in itinere. Cambiare il sistema organizzativo universitario non si realizza in un momento, però avere come riferimento un modello e utilizzare tutte le situazioni personali che si presentano per realizzare passo dopo passo quel modello, pensiamo che sia possibile.
Semplificare, ridurre i passaggi delle pratiche necessarie per accedere alla cultura, alle biblioteche, alle informazioni, passando dalle pratiche alle "buone pratiche". E’ possibile che le pratiche siano state sempre fondate su l’immagine di un’utenza priva di disabilità, non tenendo conto che la realtà è plurima. Si tratta di rivedere le pratiche e di mettere in moto un processo per arrivare alle buone prassi. Questo punto esige una buona collaborazione con tutto il personale e, naturalmente, anche con i docenti che hanno responsabilità organizzative della didattica.

Sensibilizzazione
Sensibilizzare a tutti i livelli studenti, docenti e personale amministrativo sul significato dell’inclusione degli studenti con disabilità nell’Università, perché cerchino di capire i loro bisogni, di individuare e mettere in atto risorse adeguate per rispondere ai bisogni stessi, e affinché tutti partecipino all’integrazione e al miglioramento della qualità della vita universitaria. Formare e fornire competenze specifiche a chi opera nel settore e a chi entra in contatto con le problematiche della disabilità.

Contatti con le altre università
Tenere i contatti con le altre sedi universitarie italiane, in particolare con quelle sedi universitarie che possono far pensare a un sistema territoriale, quindi quelle della nostra stessa regione e delle regioni vicine, sapendo quanto alto sia il livello di qualità raggiunto da alcune sedi universitarie in materia.
Aprire la nostra università all’internazionalizzazione, al contatto e al confronto con strutture universitarie di altri paesi. Non è semplicemente il progetto Socrates-Erasmus, che peraltro potrebbe già essere un elemento di grande importanza per permettere un collegamento con studenti con disabilità di altri paesi e di altre università, ma anche le possibilità di trovare nelle università di altri paesi dei contatti proficui, per capire i processi di valorizzazione delle risorse, umane e tecniche, in rapporto alla possibilità di miglioramento della qualità di vita dei disabili, in particolare nell’ambito universitario, che vuol dire studio e ricerca.